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	<title>Enogastronomia.it - Il portale italiano di enogastronomia e itinerari del gusto &#187; L&#8217;angolo dell&#8217;esperto</title>
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	<description>portale di enogastronomia e itinerari del gusto</description>
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		<title>L&#8217;imperiosa ascesa del Montepulciano d&#8217;Abruzzo (2° parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 08:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>

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		<description><![CDATA[(1° parte)
Per quanto riguarda le annate in commercio, 2008, 2007 e 2006 sembrano ottime, con una lieve preferenza per quest&#8217;ultima, mentre il 2005 ha offerto risultati più interlocutori. Si tratta comunque di valutazioni da rivedere, vista la dificoltà di &#8220;misurare&#8221; da giovani vini di tale spessore e concentrazione.
Più chiare le idee invece sulle annate più vecchie &#8211; ma ancora facilmente reperibili.

il 2004 sembra avere fornito dei vini quantomeno ottimi, freschi negli aromi e completi nella struttura (anche se non particolarmente grassi), mentre i 2003 hanno risentito solo in parte dell’estate ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enogastronomia.it/limperiosa-ascesa-del-montepulciano-dabruzzo/" target="_blank">(1° parte)</a></p>
<p>Per quanto riguarda le annate in commercio, <strong>2008</strong>, <strong>2007 </strong>e <strong>2006 </strong>sembrano ottime, con una lieve preferenza per quest&#8217;ultima, mentre il <strong>2005</strong> ha offerto risultati più interlocutori. Si tratta comunque di valutazioni da rivedere, vista la dificoltà di &#8220;misurare&#8221; da giovani vini di tale spessore e concentrazione.</p>
<p>Più chiare le idee invece sulle annate più vecchie &#8211; ma ancora facilmente reperibili.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/3421183171_48543bbc0b.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3098" title="Montagne d'Abruzzo" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/3421183171_48543bbc0b.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>il <strong>2004 </strong>sembra avere fornito dei vini quantomeno ottimi, freschi negli aromi e completi nella struttura (anche se non particolarmente grassi), mentre i <strong>2003 </strong>hanno risentito solo in parte dell’estate torrida da cui provengono. Ottima struttura e profumi non sfumati ma nemmeno cotti. Sorpresa in positivo dal <strong>2002</strong>, in cui la mancanza di calore pare avere dato al vino un chiaroscuro di sapori di enorme fascino, il tutto senza perdere un bricolo della struttura naturalmente muscolare del vino. Grandissime le selezioni.</p>
<p>Il <strong>2001</strong>, infine, sarà una annata da invecchiamento, con vini ancora molto freschi ai profumi e tannici al gusto. Buon acquisto a tutti!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Annibali</strong></p>
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		<title>L&#8217;imperiosa ascesa del Montepulciano d&#8217;Abruzzo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA REALTA&#8217; IN CONTINUA ASCESA, CON TANTI GRANDI VINI. A PREZZI QUASI SEMPRE CONCORRENZIALI
Montepulciano, Nero Abruzzese, Sangiovese d’Abruzzo, Morellone: tanti differenti nomi che parlano del Montepulciano d’Abruzzo. Re indiscusso, fino a poco tempo fa, dei vini da taglio, per la ricchezza sia in antociani (che forniscono colore), che in fruttato, che in tannini (che forniscono corpo e astrigenza), il Montepulciano sta vivendo nella propria terra natìa una ascesa qualitativa a dir poco impressionante, con un numero elevato di etichette irresistibili e dal vantaggiosissimo rapporto qualità/prezzo.
Nero e dalla struttura poderosa, il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UNA REALTA&#8217; IN CONTINUA ASCESA, CON TANTI GRANDI VINI. A PREZZI QUASI SEMPRE CONCORRENZIALI</p>
<p><em>Montepulciano, Nero Abruzzese, Sangiovese d’Abruzzo, Morellone: </em>tanti differenti nomi che parlano del Montepulciano d’Abruzzo. Re indiscusso, fino a poco tempo fa, dei vini da taglio, per la ricchezza sia in antociani (che forniscono colore), che in fruttato, che in tannini (che forniscono corpo e astrigenza), il Montepulciano sta vivendo nella propria terra natìa una ascesa qualitativa a dir poco impressionante, con un numero elevato di etichette irresistibili e dal vantaggiosissimo rapporto qualità/prezzo.</p>
<p>Nero e dalla struttura poderosa, il vino subisce e ritrasmette nel bicchiere le notevoli differenze del territorio dal quale provengono le uve, differenze però che hanno nel <strong>fruttato di amarena e nel tannino pieno e sapido (e proprio la sapidità del tannino lo differenzia maggiormente dal “cugino” marchigiano) il comune denominatore</strong>.</p>
<p>Volendo tentare una schematizzazione un poco generale, i principali territori in cui è coltivato, scendendo da nord a sud, sono i seguenti:</p>
<ul>
<li><strong>Controguerra</strong>: in genere i vini provenienti dall’estremo settentrione della regione hanno un timbro floreale marcato, una struttura profonda ma non piena, ed un tannino dolce e ruvido;</li>
<li><strong>Costa teramana</strong>: il floreale lascia spazio alle note vegetali tipiche del montepulciano “marino” (felce, uva spina). Tannino gentile e struttura rotonda e immediata;</li>
<li><strong>Loreto Aprutino</strong>: senza dubbio uno dei <em>terroir</em> di elezione del Montepulciano, che acquisisce profondità (sia olfattiva che tannica) e complessità, senza quasi mai scadere in eccessiva rusticità;</li>
</ul>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2866253864_fdc588b00b.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3089" title="Loreto Aprutino, uno dei capoluoghi vinicoli della regione" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2866253864_fdc588b00b.jpg" alt="" width="500" height="264" /></a></p>
<ul>
<li><strong>Ofena</strong>: la piana di Ofena, detta anche “il forno d’Abruzzo”, è la più lontana dal mare, da cui è riparata dal Gran Sasso. Le notevoli escursioni termiche donano un vino dal fruttato inebriante (par di masticare ciliegie e amarenene) e un corpo carnoso e sensuale. I Montepulciano più piacevoli forse provengono proprio da qui;</li>
<li><strong>Colline teatine</strong>: ovvero l’entroterra di Ortona, cuore enologico della regione. Quando non scadono in sentori e sapori rustici, i vini di questa zona esprimono al meglio quel carattere selvaggio (tabacco, terra bagnata, sottobosco) che dà tanti fascino al vino. Forse la zona più vocata a dare vini da invecchiamento.</li>
<li><strong>Vastese</strong>: i vini sono cupi e scontrosi, non particolarmente fruttati, ma riescono nelle migliori espressioni a trasmettere tutto il carattere selvatico del vitigno.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/limperiosa-ascesa-del-montepulciano-dabruzzo-2%C2%B0-parte/" target="_blank"><em>(continua)</em></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Annibali</strong></p>
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		<title>CONOSCIAMO IL VALCAMONICA IGT</title>
		<link>http://www.enogastronomia.it/conosciamo-il-valcamonica-igt/</link>
		<comments>http://www.enogastronomia.it/conosciamo-il-valcamonica-igt/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 08:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>
		<category><![CDATA[igt]]></category>
		<category><![CDATA[val camonica]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2 ottobre 2003 è ufficiale il disciplinare di produzione del Valcamonica IGT. Un importante riconoscimento per il territorio.
Con il Decreto del 2 ottobre 2003, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto l’Identificazione Geografica Tipica dei vini di Valcamonica, con il relativo disciplinare di produzione. L&#8217; indicazione geografica tipica, meglio nota con l&#8217;acronimo IGT, è la terza delle quattro classificazione dei vini riconosciute dal Governo Italiano, ed indica vini da tavola di qualità prodotti in aree generalmente ampie. La zona di produzione delle uve per l&#8217;ottenimento dei mosti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/montecucco.png"><img class="alignleft size-full wp-image-82" title="montecucco" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/montecucco.png" alt="" width="300" height="275" /></a>Dal 2 ottobre 2003 è ufficiale il disciplinare di produzione del Valcamonica IGT. Un importante riconoscimento per il territorio.</p>
<p>Con il Decreto del 2 ottobre 2003, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto l’Identificazione Geografica Tipica dei vini di Valcamonica, con il relativo disciplinare di produzione. L&#8217; indicazione geografica tipica, meglio nota con l&#8217;acronimo IGT, è la terza delle quattro classificazione dei vini riconosciute dal Governo Italiano, ed indica vini da tavola di qualità prodotti in aree generalmente ampie. La zona di produzione delle uve per l&#8217;ottenimento dei mosti e dei vini atti a essere designati con l&#8217;indicazione geografica tipica “Valcamonica” comprende l&#8217;intero territorio amministrativo dei comuni bresciani di Berzo Demo, Cedegolo, Cevo, Sellero, Capo di Ponte, Ono San Pietro, Cerveno, Losine, Niardo, Ceto, Braone, Breno, Malegno, Cividate Camuno, Bienno, Berzo Inferiore, Esine, Piancogno, Darfo Boario Terme, Gianico, Artogne, Piancamuno, Ossimo, Prestine, Angolo Terme.</p>
<p>Rientrano nell’area di produzione unicamente i vigneti situati in terreni pede-collinari, collinari e pedemontani di buona esposizione situati ad una altitudine non superiore ai 800 metri s.l.m. con l&#8217;esclusione di terreni pianeggianti particolarmente umidi.</p>
<p>Si possono fregiare della qualifica “Valcamonica”, seguita dalla specificazione prevista i seguenti vini:</p>
<p><strong>Valcamonica Bianco</strong>, anche nella tipologia Passito: ottenuto da uve a bacca bianca Riesling Renano, Incrocio Manzoni e Muller Thurgau minimo 60 %. Possono concorrere da sole o congiuntamente, le uve dei vitigni a bacca di colore</p>
<p>analogo non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Brescia, fino ad un massimo del 40%.</p>
<p>All&#8217;atto dell&#8217;immissione al consumo, deve avere una gradazione alcolica minima dell’11,50% per il Bianco e del 14% per il Passito.</p>
<p><strong>Valcamonica Rosso</strong>: ottenuto da uve a bacca rossa Marzemino e Merlot minimo 60 %. Possono concorrere da sole o congiuntamente, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Brescia, fino ad un massimo del 40%.</p>
<p>All&#8217;atto dell&#8217;immissione al consumo, deve avere una gradazione alcolica minima dell’11,50%.</p>
<p><strong>Valcamonica Marzemino</strong>: ottenuto da uve Marzemino per almeno l’85%. Possono concorrere da sole o congiuntamente, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Brescia, fino ad un massimo del 15%.</p>
<p>All&#8217;atto dell&#8217;immissione al consumo, deve avere una gradazione alcolica minima dell’12%.</p>
<p><strong>Valcamonica Merlot</strong>: ottenuto da uve Merlot per almeno l’85%. Possono concorrere da sole o congiuntamente, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Brescia, fino ad un massimo del 15%.</p>
<p>All&#8217;atto dell&#8217;immissione al consumo, deve avere una gradazione alcolica minima dell’12%.</p>
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		</item>
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		<title>E&#8217; uscito il nuovo numero di The World of Fine Wine</title>
		<link>http://www.enogastronomia.it/e-uscito-il-nuovo-numero-di-the-world-of-fine-wine/</link>
		<comments>http://www.enogastronomia.it/e-uscito-il-nuovo-numero-di-the-world-of-fine-wine/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.enogastronomia.it/?p=2989</guid>
		<description><![CDATA[Ampiamente reputata la migliore rivista sul vino al mondo, la londinese The World of Fine Wine, edita da Quarto, è appena uscita col numero 28.
&#8220;La prima rivista culturale del mondo del vino&#8220;, come è stata definita da Hugh Johnson, mostro sacro del giornalismo enoico, è una uscita trimestrale dai contenuti siderali.
L&#8217;ultimo numero spazia come sempre dalle degustazioni classiche (Bordeaux 2009, bianchi secchi austriaci, eccetera), ad approfondimenti viticoli (il Cabernet Franc a Bordeaux), analisi di zone (i mutamenti in atto nel vigneto australiano), fino a questioni teoriche (la percezione del colore ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ampiamente reputata <strong>la migliore rivista sul vino al mondo</strong>, la londinese <a href="http://www.finewinemag.com/" target="_blank">The World of Fine Wine</a>, edita da <a href="http://www.quarto.com/" target="_blank">Quarto</a>, è appena uscita col numero 28.</p>
<p>&#8220;<strong><em>La prima rivista culturale del mondo del vino</em></strong>&#8220;, come è stata definita da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hugh_Johnson_%28wine%29" target="_blank">Hugh Johnson</a>, mostro sacro del giornalismo enoico, è una uscita trimestrale dai contenuti siderali.</p>
<p>L&#8217;ultimo numero spazia come sempre dalle degustazioni classiche (Bordeaux 2009, bianchi secchi austriaci, eccetera), ad approfondimenti viticoli (il Cabernet Franc a Bordeaux), analisi di zone (i mutamenti in atto nel vigneto australiano), fino a questioni teoriche (la percezione del colore dei vini, articolo scritto da Charles Spence, ordinario di Psicologia sperimentale a Oxford).</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2155704220_3a24c8256a.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2990" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2155704220_3a24c8256a.jpg" alt="" width="500" height="355" /></a></p>
<p><strong>Come abbonarsi a questa autentica Lamborghini del giornalismo enogastronomico?</strong></p>
<p>Seguendo le indicazioni presenti sul <a href="http://www.finewinemag.com/" target="_blank">sito</a>, oppure, se preferite, spedendo una <a href="mailto: info@francescoannibali.it" target="_blank">mail al sottoscritto</a>, che ha il privilegio di distribuire la rivista per il mercato italiano.</p>
<p>Prezzo da amatori!&#8230;ma del tutto in linea col valore.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Annibali</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Piccolo viaggio attorno ai vini del Sud Africa &#8211; 3° e ultima parte</title>
		<link>http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-3%c2%b0-e-ultima-parte/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 09:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.enogastronomia.it/?p=2976</guid>
		<description><![CDATA[(2° parte)
Veniamo dunque ai produttori sud africani e ai vini più interessanti tra quelli che si trovano in terra italica.
Partiamo con Linton Park di Wellington (importato da Afriwines), con i suoi ottimi Cabernet Sauvignon e Chardonnay, per passare poi a un fuoriclasse come Idiom di Stellenbosh (sempre scuderia Afriwines). Grandi emozioni con il suo blend di ispirazione bordolese Merlot &#38; Cabernet Sauvignon&#8230;ma non sperate di cavarvela con pochi euro!
Il viaggio prosegue con due aziende di fama mondiale come Fleur du Cap e Meerlust, importate da Vino &#38; Design.

Se la prima ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<a href="http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-2%C2%B0-parte/" target="_blank">2° parte</a>)</p>
<p>Veniamo dunque ai produttori sud africani e ai vini più interessanti tra quelli che si trovano in terra italica.</p>
<p>Partiamo con <a href="http://www.lintonparkwines.co.za/" target="_blank">Linton Park di Wellington</a> (importato da <a href="http://www.afriwines.com/homer.html" target="_blank">Afriwines</a>), con i suoi ottimi <strong>Cabernet Sauvignon</strong> e <strong>Chardonnay</strong>, per passare poi a un fuoriclasse come <a href="http://www.bottegafamilywine.co.za/home.php?cat=251" target="_blank">Idiom di Stellenbosh</a> (sempre scuderia <a href="http://www.afriwines.com/homer.html" target="_blank">Afriwines</a>). Grandi emozioni con il suo blend di ispirazione bordolese <strong>Merlot &amp; Cabernet Sauvignon</strong>&#8230;ma non sperate di cavarvela con pochi euro!</p>
<p>Il viaggio prosegue con due aziende di fama mondiale come <a href="http://www.fleurducap.co.za/" target="_blank">Fleur du Cap</a> e <a href="http://www.meerlust.com/" target="_blank">Meerlust</a>, importate da <a href="http://www.vinoedesign.it/sudafrica.html" target="_blank">Vino &amp; Design</a>.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/3067897329_9e706e65da.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2978" title="Il distretto vinicolo di Constantia" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/3067897329_9e706e65da.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Se la prima vanta una dote fatta di una gamma di gioielli non filtrati (imperdibile il <strong>Cabernet Sauvignon</strong>, travolgente, anche se non facilissimo da abbinare, il <strong>Sauvignon</strong>), Meerlust risponde con una batteria di livello mondiale.</p>
<p>Anche se il gioiello di famiglia è il <strong>Rubicon </strong>- rosso top dell&#8217;intera nazione a detta di molti critici &#8211; il nostro cuore batte di più per lo <strong>Chardonnay</strong>.</p>
<p>Un nubifragio di profumi degni di un Borgogna top, con la &#8220;ciccia&#8221; tipica dei vini del Nuovo Mondo.</p>
<p>&#8230;Poi il viaggio potrebbe terminare con un vino mitico di Constantia, erede diretto dei vini fortificati che resero l&#8217;enologia sud africana famosa in tutto il mondo a metà &#8216;600, il <a href="http://www.kleinconstantia.com/vindeconstance.htm" target="_blank">Vin de Constance di Klein Constantia</a>, ma prezzo &#8220;cardiologico&#8221; a parte, crediamo sia molto difficile da trovare.</p>
<p>Salute!</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Annibali</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Piccolo viaggio attorno ai vini del Sud Africa &#8211; 2° parte</title>
		<link>http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-2%c2%b0-parte/</link>
		<comments>http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-2%c2%b0-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

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		<description><![CDATA[(1° parte)
Si diceva dei vitigni, e qui il primo dato da considerare è che con il passare dei secoli l&#8217;interesse si è spostato dai francesi tradizionali, quali il Cabernet Sauvignon e il Merlot, il Sauvignon e lo Chardonnay, al Pinotage.
Incrocio di Cinsault X Pinot Nero, il Pinotage rappresenta per il Sud Africa quello che lo Zinfandel rappresenta per la California, e lo Shiraz per l&#8217;Australia, ma senza avere la potenzialità di nessuno di questi ultimi due.
Rosso contemporaneamente morbido al tatto, fruttato/marmellatoso e rustico, il pinotage dona vini sostanziosi ma alquanto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<a href="http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa/" target="_blank">1° parte</a>)</p>
<p>Si diceva dei vitigni, e qui il primo dato da considerare è che con il passare dei secoli l&#8217;interesse si è spostato dai francesi tradizionali, quali il Cabernet Sauvignon e il Merlot, il Sauvignon e lo Chardonnay, al <strong>Pinotage</strong>.</p>
<p>Incrocio di Cinsault X Pinot Nero, il Pinotage rappresenta per il Sud Africa quello che lo Zinfandel rappresenta per la California, e lo Shiraz per l&#8217;Australia, ma senza avere la potenzialità di nessuno di questi ultimi due.</p>
<p>Rosso contemporaneamente morbido al tatto, fruttato/marmellatoso e rustico, il pinotage dona vini sostanziosi ma alquanto beverini, che raramente migliorano in bottiglia.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/110072835_2d8e898af21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2971" title="Il Pinotage, vitigno rosso simbolo dell'enologia sudafricana" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/110072835_2d8e898af21.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Lo scettro di vitigno più rappresentativo in versione bianchista spetta invece al <strong>Semillon</strong>.</p>
<p>Originario di Bordeaux, dove concorre con il Sauvignon alla produzione del Sauternes (cui dona principalmente le note muffate), il Semillon ha dimostrato grandi potenzialità attorno a Città del Capo, dove riesce a donare vini potenti e raffinati, avvolgenti &#8211; tratto caratteristico della varietà &#8211; e complessi.</p>
<p>E i produttori? Su quali puntare? Quali sono quelli che si trovano qui da noi e che vale la pena assaggiare?</p>
<p>Lo scopriremo la prossima puntata!</p>
<p>(<a href="http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-3%C2%B0-e-ultima-parte/" target="_blank">CONTINUA</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccolo viaggio attorno ai vini del Sud Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
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		<description><![CDATA[I mondiali di calcio ai nastri di partenza sono una occasione per soddisfare le proprie curiosità su una nazione con un  ottimo presente enoico. E un grande passato
Parli del Sudafrica e spuntano i parchi. O magari il passato razzista, ma il vino, beh, quello no.
E invece è un errore. Visto che l&#8217;estremità meridionale del continente africano è un produttore tra i migliori al mondo, per di più con una storia gloriosa.

Ma scendiamo nel dettaglio.
Attorno alla metà del &#8216;600 i vini dolci di Constantia, piccolo comune agricolo a due passi da ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I mondiali di calcio ai nastri di partenza sono una occasione per soddisfare le proprie curiosità su una nazione con un  ottimo presente enoico. E un grande passato</strong></p>
<p>Parli del Sudafrica e spuntano i parchi. O magari il passato razzista, ma il vino, beh, quello no.</p>
<p>E invece è un errore. Visto che l&#8217;estremità meridionale del continente africano è un produttore tra i migliori al mondo, per di più con una storia gloriosa.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/253203125_b794110e0b.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2957" title="Vigneto a Constantia" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/253203125_b794110e0b.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ma scendiamo nel dettaglio.</p>
<p>Attorno alla metà del &#8216;600 i vini dolci di Constantia, piccolo comune agricolo a due passi da Città del Capo, erano reputati tra i maggiori del mondo, come adesso il Sauternes. La reputazione resta molto elevata, ma all&#8217;inizio del nuovo millennio solo tra gli esperti.</p>
<p>Ciò che è rimasta invariata nei secoli è la zona di produzione, concentrata in maggioranza attorno a Città del Capo, dove il vigneto gode di un clima mediterraneo molto caldo (analogo alla nostra Sardegna, per intenderci), più piovoso vicino alla costa, ma decisamente arido nell&#8217;interno (dove l&#8217;irrigazione è essenziale).</p>
<p>Molti i cambiamenti invece in fatto di vitigni.</p>
<p>(<a href="http://www.enogastronomia.it/piccolo-viaggio-attorno-ai-vini-del-sud-africa-2%C2%B0-parte/" target="_blank">CONTINUA</a>)</p>
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		<title>L&#8217;anice, una famiglia di piante per un mondo di distillati &#8211; 2° parte</title>
		<link>http://www.enogastronomia.it/lanice-una-famiglia-di-piante-per-un-mondo-di-distillati-2%c2%b0-parte/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

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		<description><![CDATA[(PRIMA PARTE)
La Sambuca Molinari
Tra i prodotti più noti del nostro Paese bisogna ricordare la Sambuca della azienda Molinari, ottenuta dalla distillazione dell’anice coi fiori di sambuco bianco, dal sapore rinfrescante ma molto dolce. Oggi Molinari non è solo la società leader nel mercato dei distillati di anice, ma si colloca in assoluto tra le prime marche presenti nell’intero settore dei superalcoliciin tutta Italia.
La storia di questo notissimo prodotto comincia nel 1945 a Civitavecchia, dove nasce il marchio “Sambuca Extra Molinari” grazie all&#8217;opera di Angelo Molinari.
Uno sguardo oltre i nostri confini ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enogastronomia.it/lanice-una-famiglia-di-piante-per-un-mondo-di-distillati/" target="_blank">(PRIMA PARTE)</a></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La Sambuca Molinari</span></strong></p>
<p>Tra i prodotti più noti del nostro Paese bisogna ricordare la Sambuca della azienda Molinari, ottenuta dalla distillazione dell’anice coi fiori di sambuco bianco, dal sapore rinfrescante ma molto dolce. Oggi Molinari non è solo la società leader nel mercato dei distillati di anice, ma si colloca in assoluto tra le prime marche presenti nell’intero settore dei superalcoliciin tutta Italia.<br />
La storia di questo notissimo prodotto comincia nel 1945 a Civitavecchia, dove nasce il marchio “Sambuca Extra Molinari” grazie all&#8217;opera di Angelo Molinari.</p>
<p>Uno sguardo oltre i nostri confini aveva fatto capire che, in tutto il bacino del Mediterraneo, i prodotti a base di anice erano considerati addirittura bevande nazionali assolutamente preminenti rispetto ad ogni altro prodotto.</p>
<p>Tanto per fare qualche nome, il Pastis-Pernod in Francia, l’Ouzo in Grecia, il Raki in Turchia. Invero esisteva già a Civitavecchia, e da quasi un secolo per di più, il liquore a base anice denominato “Sambuca”, prodotto artigianalmente o addirittura in casa. La Sambuca era la versione locale di un prodotto probabilmente arrivato dall’vicino Oriente, il cui nome costituiva, e costituisce ancora oggi ovviamente, la semplificazione tutta italiana del nome arabo “Zammut”. L’unica cosa certa è che la pianta del Sambuco, come il termine lascerebbe presumere senza esitazione, non c&#8217;entra affatto nella produzione del distillato in questione.</p>
<p>Identificato il mercato, Angelo Molinari, già esperto liquorista riuscì nell’intento di ottenere un prodotto di altissima qualità, per di più ottenendo un gusto deciso ed inconfondibile, che da allora non ha mai smesso di essere apprezzato dal consumatore.</p>
<p>Le più recenti indagini confermano infatti un notevole aumento di consumi di Sambuca Molinari soprattutto in quella zona d’Italia, il Nord, storicamente meno legato al consumo di distillati di anice.</p>
<p>La Sambuca  Extra Molinari è un liquore dolce e forte, la cui base è costituita dagli olii essenziali ricavati dalla distillazione a vapore dei semi dell&#8217;anice stellato, che conferisce al frutto un forte profumo di anice, solubile nell&#8217;alcool allo stato puro.</p>
<p>Il prodotto così ottenuto viene arricchito con una soluzione concentrata di zucchero e altri aromi naturali, di cui la Molinari custodisce gelosamente la ricetta. Nessuno dal di fuori può indovinare l’esatto procedimento di produzione del distillato, né tantomeno la giusta miscelazione degli ingredienti. Ciò che è certo comunque è che  questi ultimi sono di qualità indiscutibile. E la dicitura “extra”, fortemente reclamata dall’Azienda, è lì appositamente e fieramente esposta su cisacuna bottiglia per dimostrarcelo.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/4668825497_28d8da92c1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2952" title="Fiori di anice" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/4668825497_28d8da92c1.jpg" alt="" width="445" height="395" /></a></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Varnelli</span></strong></p>
<p>Dalla tradizione italiana, e marchigiana in particolare, è nato anche il Mistrà delle ditta Varnelli, che ha addirittura ereditato il nome della Azienda.</p>
<p>Il Varnelli è un distillato dal gusto più secco della Sambuca, e trae origine dall’anice verde.</p>
<p>L’Azienda fu fondata nel 1868 da Girolamo Varnelli, che dallo studio delle piante officinali presenti in larga quantità sui monti Sibillini (ristretta nonché suggestiva catena appenninica del maceratese e dell’ascolano), trasse l&#8217;idea per numerose ricette di distillati e liquori. Ma la grande invenzione si deve a suo figlio Antonio Varnelli che, interpretando e raffinando la diffusa ricetta marchigiana del mistrà, creò il Varnelli: forte ed elegante bevanda al gusto di anice. Utilizzati soprattutto come correttivi del caffè, i distillati a base di anice costituiscono invero un efficace digestivo non amaro se bevuti lisci, e sono ottimi anche sul gelato.<br />
In acqua fredda o con succo di pompelmo o di arancia, inoltre, tolgono la sete e fungono da aperitivi. La collocazione ideale resta comunque quella a fine pasto, dove due scuole di pensiero continuano a dividere gli animi dei numerosi appassionati: il distillato di anice va diluito nel caffè, magari nei suoi fondi, o va gustato da solo, senza altri contatti?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Annibali</strong></p>
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		<title>L&#8217;anice, una famiglia di piante per un mondo di distillati</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

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		<description><![CDATA[Anicione, Anecione, Sassolino, Sambuca, Mistrà, Costumé: questi sono solo alcuni dei nomi che i distillati di anice, da secoli oggetto di largo consumo nel nostro Paese, hanno nelle zone più svariate.
In verità, il sostantivo italiano anice designa due differenti elementi botanici: l’anice, al femminile, e l’anice stellato, sostantivo maschile.
I frutti del primo, ovvero dell’anice, vengono utilizzati in Italia in cucina e in pasticceria, nella preparazione del liquore noto come anisetta, ma anche in farmacia, come calmante, espettorante, nonché come coadiuvante digestivo.
L&#8217;anice stellato invece, un tempo noto con il nome di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anicione, Anecione, Sassolino, Sambuca, Mistrà, Costumé</em>: questi sono solo alcuni dei nomi che i distillati di anice, da secoli oggetto di largo consumo nel nostro Paese, hanno nelle zone più svariate<em>.</em></p>
<p>In verità, il sostantivo italiano <em>anice</em> designa due differenti elementi botanici: l’<em>anice</em>, al femminile, e l’<em>anice stellato</em>, sostantivo maschile.</p>
<p>I frutti del primo, ovvero dell’<em>anice</em>, vengono utilizzati in Italia in cucina e in pasticceria, nella preparazione del liquore noto come anisetta, ma anche in farmacia, come calmante, espettorante, nonché come coadiuvante digestivo.</p>
<p>L&#8217;<em>anice stellato </em>invece, un tempo noto con il nome di &#8220;Badiana della Cina&#8221;, è una specie sempreverde che, contenendo, alla pari dell’<em>anice</em>, anetolo, viene utilizzata per gli stessi scopi. E’ proprio e solo da quest’ultima varietà vegetale che sono derivati i liquori d&#8217;anice che larga diffusione hanno avuto in Europa, e in particolare nell&#8217;area mediterranea, e dunque anche in Italia. L&#8217;anice è solitamente utilizzata dagli Italiani per insaporire bevande, dolci e creme, ma è gustosa anche quando accompagna il cavolo, le patate e lo yogurth.</p>
<p><strong>Ma l’anice raggiunge la compiutezza quando viene distillato.</strong></p>
<p>Tutti i distillati di anice vengono inclusi nel termine <em>mistrà</em>.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2302488556_913f2d9106.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2946" title="Anice stellato" src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/2302488556_913f2d9106.jpg" alt="" width="500" height="338" /></a></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Mistrà</span></strong></p>
<p>Nelle regioni italiane centro-meridionali i liquori a base d&#8217;anice sono stati introdotti dagli arabi, che li chiamavano <em>mistrà.</em></p>
<p>Sull’origine di questo nome varie ipotesi sono state proposte: una versione propende per la contrazione della parola &#8220;mischia&#8221; (il liquore viene mescolato ad acqua), ma sembra più convincente quella che fa derivare il nome <em>mistrà</em> da &#8220;Misithra&#8221;, città bizantina vicina all&#8217;attuale Sparta, da cui i veneziani importavano il liquore d&#8217;anice.<br />
Nelle campagne marchigiane, abruzzesi, laziali e pugliesi, dove l’anice cresce copiosamente, il mistrà costituisce ancora oggi e da molti secoli il classico correttivo del caffè, ed è tradizionalmente prodotto in proprio per distillazione alcolica e successiva aromatizzazione, oltre che con l&#8217;anice verde, anche con finocchio selvatico e con frutta, in particolare mele e arance. L’anice viene attualmente utilizzato anche, anzi soprattutto, nella produzione di distillati e liquori su scala industriale, in ciò accomunando l’Italia a molti paesi europei ed asiatici. Tra i distillati di anice prodotti su scala industriale, un posto di primo piano deve essere riservato al Varnelli ed alla Sambuca. Ed è proprio su ultima che ora ci soffermeremo.</p>
<p><em><strong>(<a href="http://www.enogastronomia.it/lanice-una-famiglia-di-piante-per-un-mondo-di-distillati-2%C2%B0-parte/" target="_blank">continua</a>)</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Francesco Annibali<br />
</strong></em></p>
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		<title>E una sensazione come di&#8230;assorbimento</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 08:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vino con una forte nota data dal legno? Resterà sempre legnoso. Esperienza insegna
Ricordate quella pubblicità della crema per brufoli?
Tranquilli, l&#8217;analogia c&#8217;è solo nel titolo, visto che oggi non vi parlo nè di rimedi per eccessi orminali nè di  teorie strampalate sulla nascita dell&#8217;universo.
Mi limito invece a fornire il mio contributo per smontare uno dei mille luoghi comuni che infestano la cultura  enogastronomica italica.
Quello secondo cui un vino giovane ricco di sensazioni legnose  (vaniglia, cocco, cioccolato, tostatura, mandorla tostata, eccetera)  fornite da un contatto prolungato con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Un vino con una forte nota data dal legno? Resterà sempre legnoso. Esperienza insegna</strong></p>
<p>Ricordate quella pubblicità della crema per brufoli?</p>
<p>Tranquilli, l&#8217;analogia c&#8217;è solo nel titolo, visto che oggi non vi parlo nè di rimedi per eccessi orminali nè di  teorie strampalate sulla nascita dell&#8217;universo.</p>
<p>Mi limito invece a fornire il mio contributo per smontare uno dei mille luoghi comuni che infestano la cultura  enogastronomica italica.</p>
<p>Quello secondo cui un vino giovane ricco di sensazioni legnose  (vaniglia, cocco, cioccolato, tostatura, mandorla tostata, eccetera)  fornite da un contatto prolungato con il legno o da un contatto con legni particolarmente aromatici, troverà con la sosta in bottiglia un proprio equilibrio, grazie  all&#8217;&#8221;assorbimento&#8221; delle sensazioni legnose.</p>
<p><a href="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/4621571118_de54b3ebc7.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2943" title="La barricaia di Chateau Lynch Bages " src="http://www.enogastronomia.it/wp-content/uploads/4621571118_de54b3ebc7.jpg" alt="" width="500" height="317" /></a></p>
<p>Datemi retta: non è vero.</p>
<p><em>Verò è che un vino giovane che presenta una lieve, appena  percettibile nota di legno (come capita spesso nei grandi Bordeaux quando sono molto giovani) con un poco di tempo ritroverà un proprio riassetto  organolettico.</em></p>
<p>Ma un vino con una netta nota di vaniglia, lasciato in bottiglia per  10 anni, avrà sempre una netta nota di vaniglia.</p>
<p>E questo è frutto di una esperienza quindicennale su centinaia di vini maturi.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Annibali</p>
</div>
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