Image default
Angolo dell'esperto

Archè 2020 la nuova linea di calici firmata da Francesco Saverio Russo

Nasce Archè la nuova linea di calici artigianali pensati da Francesco Saverio Russo

Francesco Saverio Russo, il Wine Writer e Wine Educator marchigiano doc trapiantato in Toscana, in questo assurdo 2020 ha dovuto rinunciare a molti dei suoi consueti viaggi per vigne e cantine ma non tutto il male vien per nuocere! Infatti, è proprio durante il primo lockdown che si è messo al lavoro per la progettazione della sua prima linea di calici tecnici artigianali. Una linea nata in collaborazione con VDglass, importante realtà del settore che ha creduto fortemente nel progetto e nell’esperienza dell’esperto degustatore tanto da rendere possibile la realizzazione di ben 6 calici unici nel loro genere per leggerezza, design e, soprattutto, performance tecnica. Questo è Archè 2020 by Francesco Saverio Russo, ma sarà proprio lui a dirci di più a riguardo nell’intervista che segue.

Archè 2020 nome ispirato a cosa?? Soprattutto perchè 2020?

Ho pensato a mille nomi per questo progetto, ma è bastato ricevere le prime immagini dei mastri vetrai alle prese con la genesi dei calici in vetro soffiato per trovare in “Archè” il termine perfetto per identificare questo progetto. Archè deriva del greco “principio” ma può essere interpretato in tre modi differenti: ciò che è primo nel tempo; ciò che è primo per valore; ciò che è primo in quanto causa. Nelle cosmologie e nelle teogonie questi tre significati erano inscindibili. Le distinzioni vere però sono quelle filosofiche (i miei studi di filosofia mi hanno portato a ricordarne alcune consone allo scopo) e tra esse l’immagine che più si confà alla nascita dei miei calici è quella legata ai quattro elementi:
Terra: la stabilità che genera il mondo e la madre delle materie prime che convergono nella produzione del vetro soffiato.

VEDI ANCHE  Ogni vino ha il suo calice
Terra Fuoco Aria Acqua gli elementi di Archè

Fuoco: l’evoluzione e l’energia che plasma la materia.
Aria: la forza che spinge in avanti, come il soffio dei mastri vetrai.
Acqua: l’inizio della vita e di un percorso definito come quello di un calice artigianale appena raffreddatosi.
Ogni elemento rappresenta una forza che genera e distrugge, è l’inizio e la fine e in questo “annus horribilis” per il genere umano tutto, volevo lanciare un messaggio di rinascita.
Messaggio che viene rimarcato proprio dalla scelta dell’inserimento nel marchio Archè dell’”annata” 2020, come ulteriore conferma del fatto che anche in annate che definire difficili sarebbe un eufemismo si possono fare grandi cose, sfruttando la crisi come opportunità. Cosa che il vino mi ha insegnato da tempo tanto che ora mi sento proprio come un vignaiolo che ha fatto di tutto per portare accasa le migliori uve, nonostante le difficoltà, ma sa bene che non potrà essere sicuro del risultato finché non avrà stappato la prima bottiglia del suo vino e ancor più non avrà ricevuto feedback da chi lo assaggerà una volta messo in commercio.

Sei calici da te pensati.
Da quanto tempo meditavi di creare una nuova linea di calici da degustazione e perchè?

Mi sono sempre definito un “vineyards trotter”, in quanto amante di territori e vigneti, di storie di vignaioli e produttori, ancor prima che del vino in sé. Eppure, è innegabile che chi fa ciò che faccio io come lo faccio io (ovvero da solo da oltre 16 anni) non può che ritrovarsi a degustare migliaia di vini l’anno con strumenti/calici differenti e questo mi ha portato a maturare il sogno di poter, un giorno, realizzare i calici perfetti per la mia idea di assaggio. E’ per questo che, confrontandomi con l’azienda VDglass, leader in Italia nella ricerca e nello sviluppo di calici, ho colto la palla al balzo e, nonostante il lockdown, ho iniziato a mettere su carta i primi disegni per poi farmi affiancare da uno studio di architettura e ingegneria per lo studio delle correnti convettive e i rendering atti a confutare o confermare le mie intuizioni che, purtroppo, non potevano essere appurate realizzando decine di campioni differenti.

Sei sono le forme che hai pensato, ce le puoi descrivere?

Come accennato poc’anzi, ogni forma è nata seguendo concetti tecnici legati alla fisica e alla termodinamica, nonché alla tecnica di degustazione, tenendo conto della mia personale esperienza e delle mie convinzioni maturate di calice in calice. Solo in un secondo momento è arrivato il fattore estetico, in maniera del tutto naturale, senza forzature ritrovando ispirazioni nelle forme più disparate (il calice “Metodi”, ad esempio, è ispirato alle cupole delle chiese ortodosse russe e così anche i calici “Orange & Rosè” e “Emozioni in Rosso”). Ciò che posso dirti è che la progettazione più complessa è stata quella del calice “Lieto Fine” in quanto volevo risultasse adatto a passiti, muffati ma anche a distillati da vino importanti; mentre quella nata nella maniera più spontanea (e che sta dando i riscontri più positivi) è la silhouette del calice universale chiamato “Genio”.
Per quanto riguarda lo studio delle correnti convettive, parliamo di un fenomeno fisico che permette il circolo delle componenti volatili all’interno di celle (nel caso dei calici Archè rappresentate dalle “camere” del bevante) grazie differenze di calore tra vetro, liquido e aria e alla particolare forma dei calici. Questo permette all’alcol di evaporare in prima istanza, per poi lasciare spazio agli aromi più fini di restare in circolo all’interno della camera cristallina, e al degustatore di assimilare tali profumi in maniera diretta e non indiretta (sarete voi a graduare l’olfazione e, quindi, la percezione dei profumi e non i profumi stessi ad essere spinti all’interno delle cavita nasali in maniera forzosa). Questo permetterà ai vini più freschi, giovani e/o aromatici di non risultare troppo aggressivi e ai vini maggiormente fini e/o evoluti di esprimere in maniera elegante, garbata e, al contempo, integra il proprio complesso spettro aromatico. Inoltre, grazie alle correnti convettive, indotte dalle proporzioni fra “pancia” del calice e “apertura” dello stesso, abbiamo appurato tramite test comparativi, una maggior capacità dei calici Archè di preservare qualsiasi tipologia di vino dalle ossidazioni, lasciando al degustatore l’opportunità di decidere quanto voler ossigenare/aprire il vino in base alla “velocità” di mescita e alle rotazioni che andrà ad imprimere al liquido. Non un solo oggetto, bensì uno strumento che ognuno di noi potrà utilizzare secondo le proprie percezioni ed esigenze.

Immagino che dietro ad ogni calice ci sia stato molto studio e test sul campo, quanto tempo hai dedicato a tutto cio’ e se ci fosse, quale ti ha richiesto più studio dei sei?

Ti ringrazio per avermi fatto questa domanda, perché so bene quanto un calice (io stesso non ne conoscevo in maniera così approfondita le dinamiche produttive) possa sembrare un oggetto relativamente semplice da produrre ma ciò che mi sono ritrovato ad affrontare è stata una vera e propria sfida tecnica che doveva tener conto di calcoli strutturali relativi all’elasticità, alla fragilità il tutto mantenendo alti standard qualitativi e imponendo il raggiungimento di risultati d’eccellenza in termini di finezza e leggerezza. Il tutto tenendo conto della performance tecnica legata allo sviluppo aromatico e al gioco – di cui sopra – tra apertura/ossigenazione (effetto decanter) e preservazione dall’ossidazione. Ovviamente, poi c’è la fruibilità, ovvero la dinamica di beva di ogni calice che è volutamente più complessa che in altri calici, disegnati per avere un’entrata in bocca diretta e molto più “facile”. Il concetto, anche in questo caso, parte dal principio di “modulazione”, vale a dire la volontà di dare ad ogni assaggiatore la possibilità di modulare la propria esperienza di degustazione in maniera garbata, elegante e, a suo modo, complessa. Qualcuno potrà trovare tutto questo un processo esclusivo e non inclusivo, ma credo che per arrivare all’eccellenza tecnica si debba passare per scelte drastiche, come quelle che ho preso in termini di design.

Sono tutti “figli tuoi” ma tra tutti avrai il tuo prediletto, raccontaci il perchè.

Vi risponderei che “ogni scarrafone è bell’a mama soja” ma visto che non sono la madre di Archè 2020, bensì il padre posso dirvi che il calice Genio è quello che mi ha stupito di più in quanto rappresentava la sfida più ardua, data la sua pretesa di “versatilità totale”, eppure è emerso da un pensiero spontaneo, diretto, senza mai aver dovuto modificare un solo tratto di quel primo disegno che avevo fatto su un semplice foglio bianco da stampante.

Francesco Saverio Russo e i calici Archè

Il calice dedicato agli Orange e ai Rosè è un pezzo della mia storia recente, in quanto a queste due tipologie ho dedicato due saloni all’interno dell’Only Wine Festival di Città di Castello e tante masterclass e selezioni negli ultimi anni. Dedicare un calice di questo livello a queste due categorie mi ha riempito d’orgoglio e spero possa, nel suo piccolo, elevare ancor di più la percezione dei vini bianchi macerati e rosati italiani che meritano grande attenzione.
I due calici Suggestioni in Bianco ed Emozioni in Rosso sono i due focus principali dell’intero studio, le due punte di diamante di Archè 2020, in quanto riservati ad alcuni dei più grandi vini del mondo.
In ultimo i due estremi della linea Archè 2020 by F. Saverio Russo:
-il “Metodi” con il quale ho voluto lanciare una piccola grande provocazione, andando a sdoganare gli assunti che vorrebbero i grandi calici da “bollicine” relegati solo ai metodo classico e, in particolare, agli Champagne, andando, invece, a studiare una forma che valorizzasse anche spumanti metodo ancestrale e ottimi metodo Martinotti;
-il “Lieto Fine” che, come già accennato, vuole rappresentare la poesia di un momento dedicato a quei vini e quei distillati con i quali decidiamo di concludere una cena, una serata o semplicemente ai quali dedichiamo attimi di lunga e profonda contemplazione, nella consapevolezza che quel calice potrebbe restare con noi per ore.

Sei da sempre attento alla sostenibilità ambientale, in che modo hai applicato questa forma di rispetto al progetto Archè 2020 by F. Saverio Russo?

Ti rispondo con un’infografica che la dice lunga sulle scelte che io e la “casa madre” abbiamo preso in questi termini.

eco sostenibile calici Archè

Come e dove si possono acquistare i tuoi calici?

Tutti i calici della linea Archè 2020 by Francesco Saverio Russo sono attualmente in un’esclusiva fase di pre-ordine per permettere a pochi fortunati di avere un’anteprima di quella che sarà una produzione limitata ma che è già pronta per la distribuzione in Italia e all’estero online con un ecommerce dedicato che uscirà nei prossimi giorni, nonché direttamente contattando l’azienda alla mail [email protected]

Link al sito di Francesco Saverio Russo  dove potete trovare la presentazione esplicativa.

 

 

Archè_Francesco Saverio Russo

 

Video Archè 2020

Post simili

Ogni vino ha il suo calice

sergio

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More

X