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Due giorni in Val d’Orcia, cosa vedere e gustare

Cosa vedere in Val d’Orcia, il suo paesaggio e suoi sapori

La Toscana è sempre una buona meta per un weekend, in tutte le stagioni, è tutta bella da vedere ma c’è una zona che proprio non può mancare nelle tappe di tutti i viaggiatori gourmet. Stiamo parlando della Val d’Orcia.

Valle ampia della provincia senese, a nord del monte Amiata e vicina al confine con l’Umbria, deve il suo nome al fiume Orcia che attraversa questo territorio dando origine a delle e vere proprie immagini da cartolina.

Solo il paesaggio, dalle colline verdi ai cipressi che tracciano la forma di questo territorio, meriterebbe il viaggio. Non a caso la Val d’Orcia è stata riconosciuta come patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 2004.

Il verde della Val d’Orcia è unico, subito riconoscibile; un colore che ha ispirato artisti di tutto il mondo e che ha reso questo paesaggio come un dipinto senza tempo.

Dalle pendici del Monte Amiata, parte quest’area fatta di colline, cipressi, borghi, vigneti e sorgenti termali naturali.

Un week end in Val d’Orcia? A maggio o ottobre, ve ne innamorerete

Ogni mese ha il suo fascino, ma due mesi di passaggio come maggio e ottobre donano a questa terra un’atmosfera senza paragoni. I colori sono vividi, caldi, si sente nell’aria che la natura sta cambiando e invita i viaggiatori ad approfittare del clima mite. Con meno turisti in giro, i paesi e i borghi risulteranno più autentici, vissuti dalla gente del posto con i suoi ritmi quotidiani.

Castiglione d’Orcia, dalle crete alla via francigena

Da qui, il panorama sulle Crete Senesi è mozzafiato.

Val'orcia le crete
Val’orcia le crete

Le Crete sono grandi distese di argilla, modellate in colline e avvallamenti, tipiche della campagna di questa valle.

Il paese di Castiglione d’Orcia si trova sulla cima di una collina e sorge dalle rovine imponenti della Rocca degli Aldobrandeschi, che hanno governato in quel castello dal XI al XIII secolo.

Qui si respira un’atmosfera medievale, carica di antiche rivalità e scontri tra famiglie di potere.

A picco sul borgo, l’area del castello dominava il territorio dal quale emergono ancora tracce di muri in mattoni, appartenenti a un palazzo seicentesco realizzato dal marchese Riario di Bologna. Di fronte a Castiglione d’Orcia, la rocca di Tentennano ai piedi della quale è situato il borgo di Rocca d’Orcia che si presenta con una struttura architettonica che ha mantenuto intatti i caratteri medievali.

Iniziate la visita di Castiglione d’Orcia dalla piccola piazza dedicata al pittore del Quattrocento Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta e nato, secondo la tradizione, proprio a Castiglione. La forma della piazza è molto particolare, triangolare e caratterizzata da una pendenza irregolare del piano stradale fatto di pietre e mattoni rossi. Al centro della piazza si trova un pozzo realizzato nel 1618 in travertino, mentre su uno dei lati si affaccia l’antico palazzo comunale di Castiglione d’Orcia che custodisce, al suo interno, l’affresco di scuola senese Madonna con Bambino e due Santi.

Passeggiando a piedi per il borgo potrete scattare moltissime fotografi: le mura in pietra e i vari portoni che si affacciano sui vicoli incorniciati da piante rampicanti saranno uno scenario irresistibile.

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Meritano una visita anche la vicina chiesa di Santa Maria Maddalena e la pieve dei Santi Stefano e Degna.

Una sosta obbligatoria sarà alle terme di San Filippo, all’aperto e accessibili a tutti. Il lavoro fatto dal calcare

Bagni San Filippo – la balena bianca

nel tempo ha creato delle vere e proprie sculture, alternate a cascate e piscine naturali d’acqua calda, in un contesto assolutamente fiabesco, immersi nella rigogliosa natura del bosco ombreggiato e variopinto. Queste terme vi regaleranno un’esperienza unica  a pochi minuti dal paese di Castiglione d’Orcia.

La strada che da Canterbury conduceva a Roma, chiamata la via francigena, attraversa il comune di Castiglione d’Orcia per circa 25 km lungo la Tappa 35, la quale parte da San Quirico d’Orcia e termina a Radicofani.

Qui troverete maggiori dettagli sulla via francigena nella Val d’Orcia oppure qui.

Tradizioni locali di Castiglione d’Orcia

I pici rappresentano una delle tipicità locali più amate, insieme ai salumi e la pasta fresca condita con sughi di selvaggina. Da queste parti si mangia davvero bene, nelle trattorie potrete respirare l’atmosfera rustica di questa terra.

Segnaliamo una festa molto sentita in paese, quella che vede coinvolti i “maggiaioli”, musici e cantori che camminando per tutto il paese cantano e recitano poesie il primo maggio per invocare una buona primavera.

San Quirico d’Orcia, l’immagine della Toscana nel mondo

Qui è dove rivedrete l’immagine da cartolina che tutti abbiamo in mente quando si pensa alla Val d’Orcia, con

il boschetto di cipressi, la cappella di Vitaleta e la collina del podere Belvedere.

Le origini del borgo sono etrusche ed esso sorge sulla Via Francigena, come testimonia la presenza dell’Ospedale della Scala, dove si offriva ospitalità ai pellegrini.

Vi segnaliamo per una visita la Collegiata e la chiesa della Madonna, i resti della torre del Cassero e gli Horti Leonini, tipico giardino cinquecentesco da cui si accede da un’entrata tra le mura e la piazza principale. Il centro storico del borgo è sicuramente suggestivo con le sue stradine lastricate e le fontane di pietra.

Spostandosi a sud di San Quirico si trova la frazione di Bagno Vignoni,

il centro termale divenuto famoso per la sua «piazza d’acqua». Qui Santa Caterina e Lorenzo dei Medici soggiornarono per lunghi periodi, per godere del relax offerto dal luogo.

Terme Bagno Vignoni

A est di San Quirico d’ Orcia, lungo la strada panoramica che conduce a Pienza, si trova uno dei punti più belli e di gran lunga più fotografati dell’intera Val d’Orcia:

la cappella della Madonna di Vitaleta, posta in cima a una collina, accoglie turisti da tutto il mondo.

cappella-della-madonna-di-vitaleta

Tradizioni locali di San Quirico d’Orcia

L’ 8 dicembre, ogni anno, ha luogo la Festa dell’Olio, una tradizione a cui non si può rinunciare con i bracieri accesi e la degustazione di squisite bruschette. E’ un’occasione per far festa, le vie del paese sono animate da bande musicali, trampolieri e saltimbanchi, mentre nei ristoranti è possibile riscoprire i cibi tradizionali della cucina toscana, tutti conditi con olio di San Quirico, naturalmente.

Da luglio a ottobre suggeriamo anche una visita alla mostra Forme nel Verde dedicata alla scultura contemporanea ospitata all’interno degli Horti Leonini.

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Da San Quirico d’Orcia passa la Strada del Vino d’Orcia , un ottimo prodotto con cui scoprire il territorio. Tra le tipicità più amate segnaliamo il vino DOC d’Orcia, l’olio extra vergine d’oliva, il pecorino e la salumeria fatta con la famosa razza suina, la Cinta Senese.

Radicofani, un’origine vulcanica dal sapore medievale

Un’altra tappa che vogliamo segnalarvi è sicuramente quella a Radicofani, un gioiello nato sulle falde di un’importante rupe basaltica di origine vulcanica. Radicofani era il punto di osservazione per le vedette della Val d’Orcia e la vista che ne potete cogliere oggi ve ne darà subito conferma.

Posto di confine per secoli tra la Toscana e il Lazio, Radicofani, insieme al borgo vallivo di Callemala, era tappa di sosta e ristoro sulla Via Francigena. 

Riporta la storia di un’antica fortezza fatta costruire nel 1154 da papa Adriano IV sopra le fortificazioni longobarde, che a loro volta avevano preso il posto di un antico luogo di culto dell’età del bronzo. Con la sua torre merlata che svetta da lontano, il borgo conserva tutto il sapore di vicende e battaglie medievali.

Nel XIII secolo il Borgo divenne il teatro delle gesta di un brigante-gentiluomo chiamato Ghino di Tacco, citato da Dante nella Divina Commedia e da Boccaccio nel suo Decameron.

Potete addentrarvi nei vicoli tra le case in pietra, riposarvi nelle piazzette. Vi segnaliamo alcuni edifici di notevole interesse, come il palazzo Pretorio, attuale sede del comune, la chiesa di San Pietro e la chiesa di Sant’Agata, il palazzo della Posta, ospitato in una villa medicea situata sulla via Cassia, nata come casa di caccia di Ferdinando I e poi riadattata come dogana prima e albergo poi; il Bosco Isabella, un affascinante giardino romantico ed esoterico, e, pezzo forte della visita, la rocca di Radicofani.

Nei vari vicoli troverete botteghe di generi alimentari dove assaggiare i prodotti locali o anche solo fermarsi per acquistare un panino  farcito con i salumi tipici, da abbinare con un bicchiere di rosso Orcia DOC.

Pienza, città ideale oltre il cacio

Pienza è una delle città ideali costruite durante il Rinascimento, perché, secondo architetti e urbanisti del tempo, per la sua forma riusciva a porre l’uomo al centro della città, circondandolo di forme armoniose e utili alla socializzazione. Dal 1996, il centro storico di Pienza è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Un borgo fu costruito in soli quattro anni dall’architetto Bernardo Rossellino che ricevette il mandato di progettare una nuova città da Papa Pio II. 

Fino al 1462 questo borgo era noto come Corsignano, ma quando, a seguito di una visita, Papa Pio II ritrovò il suo borgo di origine trasandato e decadente, decise di avviare la ricostruzione secondo nuovi canoni di arte e armonia, facendone una sua residenza. Da qui il nome di Pienza, in omaggio a Papa Pio II.

Borgo di Pienza
Pienza

La piazza principale è monumentale e attorno a essa furono disposti i principali edifici: la cattedrale, il palazzo Piccolomini, il palazzo vescovile, il palazzo comunale.

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Nel museo di Palazzo Piccolomini potrete visitare con una guida le stanze segrete e affacciarvi sulla splendida terrazza che guarda il monte Amiata, uno spettacolo che merita davvero la vostra attenzione.

L’asse principale della città, corso Rossellino, collega le due porte, al Murello e al Ciglio, e ospita le sontuose residenze dei cardinali, mentre il fulcro della città ideale è la Piazza Pio II.

Quando passeggerete per le stradine di Pienza, se alzerete gli occhi verso l’alto, noterete anche dei curiosi nomi delle vie. Oltre alla via del Bacio, infatti, sulla mappa della città vi sono anche la via dell’Amore, la via della Fortuna, la via della Volpe e la via del Buia.

La tradizione del cacio di Pienza

A Pienza si viene anche per il formaggio pecorino, o altrimenti chiamato cacio dai locali. Lo potrete assaggiare e acquistare in molti negozi nel centro della città e potrete anche conoscerne tutti i segreti partecipando a una degustazione direttamente in un caseificio della zona. Molte sono le possibilità per fare questa esperienza, vi segnaliamo il caseificio Famiglia Armellini che si trova a 3 Km da Pienza.

A Pienza il cacio è anche una competizione: il Palio del Cacio a Fuso che si tiene la prima settimana di settembre nella piazza principale della città.

Montalcino, la patria del Brunello

Arrivato dal tardo Medioevo fino a noi, Montalcino sorge su un’altura coperta da oliveti e vigne, in posizione dominante, tra le valli dell’Ombrone dell’Orcia e dell’Asso. Il suo nome deriva dal latino “Mons Ilicinus”, ovvero “monte dei lecci”, e ha nello stemma proprio un leccio, posto sulla sommità di sei colli.

Per la sua posizione aveva l’importante ruolo di baluardo difensivo della Repubblica senese e la fortezza è la

Fortezza di Montalcino
Fortezza di Montalcino

per testimoniarlo anche oggi: la sua struttura, a forma pentagonale, rappresentava all’epoca una novità rispetto a quella classica quadrata. La fortezza è arrivata sino a noi praticamente intatta e merita una visita, infatti si può accedere dal cortile interno agli spalti e alle torri, da dove si gode di uno splendido panorama.

Segnaliamo anche il Museo Civico Diocesano d’Arte Sacra che ospita una ricca collezione di pittura e scultura lignea di scuola senese. Da vedere ci sono anche la chiesa trecentesca di Sant’Agostino, la Cattedrale neoclassica, il santuario della Madonna del Soccorso e Sant’Egidio – la chiesa “de’ senesi”. Singolare poi il palazzo comunale (della fine del XIII° sec.), la cui esile struttura è affiancata da un alto campanile che svetta quasi come una torre di vedetta, sormontato dal “Campanone”, i cui rintocchi scandiscono ancor oggi la vita di tutto il borgo.

Intorno a Montalcino un fitto manto boschivo e coltivazioni di viti e olivi creano il paesaggio che tutti abbiamo negli occhi quando pensiamo a questo paese della val d’Orcia.

Il re di Montalcino è senza dubbio di Brunello di Montalcino DOCG, probabilmente il vino italiano più conosciuto al mondo.

Crediti

Foto di alefolsomdpoliandreini da Pixabay

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