L’oro liquido delle Alpi: come preparare la vera Polenta Concia valdostana
Quando il freddo punge e le vette della Valle d’Aosta si tingono di bianco, c’è un solo piatto capace di scaldare l’anima e celebrare la straordinaria cultura casearia d’alta quota: la Polenta Concia (conosciuta in patois locale come pulenta consa).
A differenza della versione biellese, che predilige il formaggio Toma e il burro fritto nel ramerino, la ricetta originale valdostana ruota attorno a un unico, grande protagonista: la Fontina DOP. Non si tratta di una semplice polenta d’accompagnamento, ma di un piatto unico, sontuoso e filante, dove il burro d’alpeggio e il formaggio fuso si fondono con il mais in un abbraccio corroborante.
Ecco come riprodurre a casa questa opera d’arte della cucina povera alpina, con un testo esclusivo e trucchi da chef.
Ingredienti per 4 persone
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300 g di farina di mais bramata (per una texture tradizionalmente rustica)
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1,2 litri di acqua purissima
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350 g di Fontina DOP della Valle d’Aosta (giovane e saporita)
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100 g di burro d’alpeggio d’alta qualità
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1 cucchiaio raso di sale marino grosso
Il Disciplinare Domestico: Preparazione Passo dopo Passo
L’Arte dell’Abbinamento: Quale vino versare nel calice?
Un piatto strutturato, grasso e succulento come la polenta concia richiede un abbinamento enologico ragionato. Abbiamo bisogno di contrastare la grassezza del burro e la tendenza dolce del mais, ripulendo la bocca a ogni boccone.
L’abbinamento territoriale (Valle d’Aosta)
Il matrimonio perfetto si consuma tra le vette locali. La scelta ideale ricade sul Torrette Superiore DOP, un rosso a base di vitigno autoctono Petit Rouge. È un vino di medio corpo, con una bellissima freschezza acida e note di piccoli frutti rossi e spezie che tagliano perfettamente la grassezza della Fontina.
Se cercate qualcosa di ancora più strutturato, un Fumin della Valle d’Aosta – affinato in legno, con i suoi tannini eleganti e sentori fumé – saprà reggere l’urto aromatico del piatto.
L’alternativa fuori regione
Uscendo dai confini valdostani ma rimanendo tra le montagne, una Valtellina Superiore DOP (da uve Nebbiolo/Chiavennasca) offre la giusta combinazione di acidità, finezza e sapidità per ripulire il palato. Spostandoci invece verso i colli piemontesi, una Barbera d’Asti DOCG giovane, grazie alla sua innata e vibrante acidità e all’assenza di tannini aggressivi, si rivela un contrasto perfetto per la cremosità del piatto.





